Di Diego Perucci

Capitolo 6
Mariana
La sera quando fuori si fa scuro, le luci bianche dell’interno del bar diventano accecanti e lattiginose. Visto dall’esterno, immerso nel buio pesto, il bar deve sembrare un grande vascello che muore alla deriva. Per quanto fuori possa esserci dell’arietta fresca, dentro è un inesorabile fornace industriale, sempre. Dalle finestre e dalla porta spalancata entrano miliardi di zanzare grandi quanto alianti, attirate dalla depressione dilagante più che dal sangue umano. Sarvo le attende una per una al varco e le ammazza al volo con il vetril alla violetta, Mariana invece lascia semplicemente che se la mangino viva un millimetro alla volta. Non le importa di niente e di nessuno, solo dell’oboe, e del resto non si cura. Non parla mai di sé, non parla affatto in realtà, si nasconde dietro al suo lavoro, svolto male malissimo, ma meritatamente. Sta qui da più tempo di tutti, titolari esclusi, quindi è come se solo lei si potesse permettere un certo livello di inefficienza senza prendersi dei cazziatoni.
Di lei non so molto, anzi non so quasi niente. So che i suoi genitori non stanno benissimo e si sono fatti vecchi prima del tempo, perciò sono rimasti al paese e hanno mandato su lei, ormai più di dieci anni fa. Ogni tanto un pacco da giù viene recapitato all’indirizzo del boccio, non so perché non se lo faccia spedire direttamente a casa sua, ma le ricorda chi lei sia e da dove venga, perché non c’è mai fine al dimenticarsi e il rischio è proprio dietro l’angolo. Dentro ci trova sempre una bordata di cibo che sembra buonissimo, dolci vari, scivolerie e bontà farinacee di ogni tipo, che però non vuole condividere mai con noi. Quando apre il pacco lo indaga con le mani da topino, mentre guardando giù accresce il suo doppio mento.
Gli occhi giganti strabuzzano se non trova le bombarde, e allora fruga sempre più veloce, scavando nella miniera di carboidrati.
Di lei so che da quando è qui non ha certo brillato per le sue doti sociali. Che io sappia Mariana ha una sola amica, si chiama Anna, hanno la stessa età e frequenta anche lei il conservatorio. Ogni tanto compare al bar quando Mariana sta per staccare e negli ultimi tempi si fa vedere sempre più spesso. Chissà dove vanno e che cosa fanno, forse si lanciano a vicenda stracci fradici di delusioni e rabbia, o forse non si parlano proprio, che in fondo è quello che cercano, e allora se ne stanno da Dio a fumare sigarette sulle panchine e a dare fondo al pacco di giù, senza dirsi nemmeno una parola, cosparse di briciole di gioia.
Forse invece camminano fino a perdersi, cercando di catturare con le mani l’orizzonte lontano.
Quando Anna arriva si scambiano un ciao di pietra, poi una aspetta l’altra in silenzio. Per un certo periodo ho creduto comunicassero tra loro solo con gli ultrasuoni, ho letto da qualche parte che le balene negli oceani fanno così. In tutti questi anni, con tutte le volte che ho visto Anna fluttuare dall’ingresso del bar al bancone traslucido, non sono mai riuscito a farci due chiacchiere sane, qualcosa che andasse oltre un oh ciao come va, o un oi, com’è, tutto a posto? Anna e Mariana sembrano fatte una per l’altra, sono nemiche delle convenzioni.
Odiano le chiacchiere di circostanza, i come stai detti quando non interessa la risposta, così come gli sto bene grazie quando non è vero. Mariana non è una persona dolce, Anna non è una persona aperta, eppure si scoprono ogni volta che si vedono, si cercano quando non ci sono, si esplorano un centimetro alla volta se si ritrovano vicine, perché in fondo si amano davvero, o solo abbastanza.
Questa sera Anna arriva precisa a chiusura che io ho quasi le chiavi in mano, pronto a sbaraccare. Abbiamo pulito e rimesso a posto ogni cosa, anzi io ho, gli altri hanno solo cazzeggiato. Manca giusto di spegnere le macchine e le luci e avvolgere questo posto nel buio che si merita. Usciamo tutti insieme, prima le due gioconde, poi Sarvo, poi io. Le chiavi le tiene Mariana. Angiolo ha fatto la fuga già da mezz’ora, Nicodemo è sparito verso casa ancora prima. Per un pezzo fin troppo lungo si fa tutti la stessa strada nella stessa direzione, e quando devo voltare a sinistra nella mia via mi sento liberare di un piccolo peso ingombrante, e allora li guardo camminare in là, le due anime gemelle con dietro Sarvo, color grigio scuro.
Mentre mi volto a spiarli sento nella mia testa la voce di Nicodemo. Sostiene che Anna e Mariana stanno insieme, che si danno i baci teneri e umidicci sul collo, che si fanno i grattini sulle braccia e via così. Sostiene anche di non avere niente in contrario a due femmine che fanno queste cose, ma lo dice con una vena di anacronistico compatimento che invece fa pensare all’esatto opposto. A me proprio non interessa, quelle due possono fare quel che vogliono, ma quando Nicodemo dice queste cose si vede Sarvo sgretolarsi un poco all’interno, che si capisce che gli piace tanto Mariana, ma a lei non piace lui. A lei piace l’oboe, Anna al massimo.
Un disastro in galleria.
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