I quartieri della poesia | Grido di Antonia Pozzi

di Adriano Benocci

Solo un’anima tormentata e sospesa poteva scrivere “Grido”. Questa lirica breve, quasi fulminea, dà voce allo smarrimento, al dolore e all’impossibilità di reagire nel mezzo della tormenta esistenziale. Lo fa invocando quell’ aiuto che, isolato e potente, spezza ogni silenzio e risuona come un richiamo universale. Antonia Pozzi si rivela a noi come un’anima che nega ogni certezza, affacciandosi nuda e fragile di fronte al vuoto estremo.


Antonia Pozzi (Milano 1912 – Milano 1938): è stata una delle più intense e sensibili poetesse italiane del Novecento. Una voce letteraria profonda, limpida e tormentata, legata alla sua terra e alla natura, scenario principale delle sue liriche. Segnata da dolorosi traumi personali, come l’amore contrastato e impossibile con il professor Cervi. La sua opera, più di 300 poesie, pubblicata solo postuma nelle celebre raccolta Parole.


Grido

di Antonia Pozzi

Non avere un Dio
non avere una tomba
non avere nulla di fermo
ma solo cose vive che sfuggono –
essere senza ieri
essere senza domani
ed acciecarsi nel nulla –
– aiuto –
per la miseria
che non ha fine –

10 febbraio 1932


Rubrica a cura di Adriano Benocci per Versi traditi.

Abitare la parola per esplorare l’invisibile: una guida poetica per attraversare le ombre dell’esistenza e riscoprire la nostra memoria comune.


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