Di Adriano Benocci

Fuga di morte di Paul Celan. Probabilmente è l’opera più celebre del poeta. Considerata una delle vette della letteratura del Novecento, è un testo drammatico e sconvolgente, dedicato all’immonda tragedia dell’Olocausto. Scritta nel 1945 e pubblicata nel 1948, la lirica porta con sé un senso musicale allucinatorio. Il “negro latte dell’alba” — il latte, che è simbolo di vita per le creature appena venute al mondo — nella poesia diviene nero di cenere e di morte per le anime dei lager. Quella nostalgia inquieta per i capelli d’oro di Margarete e per quelli di cenere di Salumith ci lasciano un peso impossibile da sostenere. Nel testo appare un uomo dagli occhi azzurri: il carnefice, il nazista, che gioca con i serpenti, fa suonare violini strazianti, aizza i cani e fa scavare fosse. Todesfuge è la dimostrazione che la poesia può farsi carico di una memoria scomoda, che non deve essere cancellata e che deve fungere da monito per il futuro.

Paul Celan (Cernăuti 1920 – Parigi 1970): La sua vita fu segnata dal dramma della Seconda Guerra Mondiale. I suoi genitori morirono in un campo di concentramento, mentre lui fu internato in un campo di lavoro. Questo trauma divenne il centro della sua opera, in cui usò il tedesco — la lingua degli oppressori — per esprimere l’orrore dello sterminio. Nel dopoguerra si stabilì a Parigi, dove lavorò come traduttore e insegnante. Schiacciato dal dolore e dalla depressione, morì suicida annegandosi nella Senna.
Todesfuge
Fuga di morte (traduzione di G. Bevilacqua)
di Paul Celan
Negro latte dell’alba noi lo beviamo la sera
noi lo beviamo al meriggio come al mattino lo beviamo la notte
noi beviamo e beviamo
noi scaviamo una tomba nell’aria chi vi giace non sta stretto
Nella casa vive un uomo che gioca colle serpi che scrive
che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d’oro Margarete
egli scrive egli s’erge sulla porta e le stelle lampeggiano
egli aduna i mastini con un fischio
con un fischio fa uscire i suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda e adesso suonate perché si deve ballare
Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio come al mattino ti beviamo la sera
noi beviamo e beviamo
Nella casa vive un uomo che gioca colle serpi che scrive
che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith noi scaviamo una tomba nell’aria chi vi giace non sta stretto
Egli grida puntate più fondo nel cuor della terra e voialtri cantate e suonate
egli estrae dalla cintola il ferro lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
voi puntate più fondo le zappe e voi ancora suonate perché si deve ballare
Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio come al mattino ti beviamo la sera
noi beviamo e beviamo
nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca colle serpi
Egli grida suonate più dolce la morte la morte è un Maestro di Germania
grida cavate ai violini suono più oscuro così andrete come fumo nell’aria
cosi avrete nelle nubi una tomba chi vi giace non sta stretto
Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio la morte è un Maestro di Germania
noi ti beviamo la sera come al mattino noi beviamo e beviamo
la morte è un Maestro di Germania il suo occhio è azzurro
egli ti coglie col piombo ti coglie con mira precisa
nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
egli aizza i mastini su di noi ci fa dono di una tomba nell’aria
egli gioca colle serpi e sogna la morte è un Maestro di Germania
i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith
Rubrica a cura di Adriano Benocci per Versi traditi.
Abitare la parola per esplorare l’invisibile: una guida poetica per attraversare le ombre dell’esistenza e riscoprire la nostra memoria comune.


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