L’ora del Diavolo

di Fernando Pessoa

<<Ma, insomma, Lei chi è? Perché è così mascherato?>>.

<<Rispondo, con una sola risposta, alle sue domande: non sono mascherato>>.

<<Come?>>.

<<Signora, io sono il Diavolo. Sì, Sono il Diavolo. Ma non mi tema e non trasalisca>>.

L’ora del Diavolo di Fernando Pessoa, sembra un libretto innocuo a tenerlo in mano visto il suo spessore fisico (tutt’altro che innocua invece è la sostanza), e senza le pagine che la curatrice dell’edizione, Teresa Rita Lopes, dedica alla spiegazione del come sia stato riforgiato, sembrerebbe ancora meno corposo. L’ora del Diavolo è una pubblicazione postuma, è un racconto in prosa poetica scritto in 19 fogli volanti e non datati da Fernando Pessoa; i famosi fogli inediti che erano all’interno dell’ancor più famoso baule ritrovato dopo la morte dello scrittore e di tutti i suoi eteronimi.

L’ora del Diavolo è il racconto di un incontro onirico, casuale, tra il Diavolo e una donna di nome Maria, che stanca e assonnata fa ritorno da un ballo in maschera; tra di loro nascerà un lungo, surreale e affascinante dialogo.

Il Maestro della luna e di tutti i sogni (così egli si definisce) parla senza filtri alla donna e al figlio che non sa ancora di portare in grembo. Maria di tanto in tanto interviene con domande semplici e dirette che non fanno altro che dare il la al Diavolo per andare avanti nel suo sfogo.

Lui non è una maschera del ballo come lei giustamente subito pensa, lui è il Diavolo, ma subito rassicura Maria e le dice di non avere paura, perché non proverà a sedurla, lui non le farà alcun male, non la tenterà come ci si aspetta dal Diavolo, non userà su di lei alcuna violenza, perché non è né uomo, né donna e non è animale, poiché solo essi provano piacere nel volere o violare i suoi simili. Dice di essere un ironista e che gli ironisti sono inoffensivi ,almeno che non usino l’ironia per infondere verità, verità che però, afferma, che né lui, né suo fratello maggiore (Dio) ne siano a conoscenza, sempre se, alcuna verità esista davvero e soprattutto serva realmente a qualcosa. Il Diavolo di Pessoa si definisce il Maestro lunare di tutti i sogni, colui che illumina e corrompe, creatore assoluto dell’immaginazione, questo è il suo lavoro sulla terra da sempre, dal principio del mondo. Fa di notte ciò che Dio fa di giorno sulle cose visibili e certe, e lo accusa, velatamente, di aver creato corpi corruttibili, fragili per certi aspetti, di carne, e quindi destinati a marcire, cosa che ai sogni e nei sogni, ovviamente, non può succedere.

Il Diavolo è amareggiato perché anche i poeti, che sono poeti proprio grazie a lui e che dovrebbero essere suoi amici, invece ne scrivono male e lo fanno passare per quello che non è, e lo fanno da troppo tempo, lo fanno da secoli. Lui stesso è creatura di Dio, – quello più vecchio e ancestrale, l’origine, il Saturno di Geova – lui è stato creato per fare di notte quello che Dio fa di giorno, ma il Dio precedente, superiore, quello che li ha creati, li tiene separati, cosicché la vita reale e dogmatica e ciò che desideriamo non potranno mai essere una cosa sola. Lui non crea, come Dio, ma fa sognare. Maria di fronte a tanta malinconia prova pena per quest’uomo e per il suo stato e glielo dice, e non appena lo fa, proprio come in un sogno, il Diavolo di Pessoa svanisce nel nulla lasciandola da sola e confusa in mezzo alla strada di casa sotto al chiaro di luna. Maria rientra a casa, saluta a malapena il marito e va a dormire.

Il figlio di Maria nacque cinque mesi dopo. Passò molto tempo ancora, era cresciuto, era un poeta, quando un giorno, mentre Maria era intenta in un lavoro di cucito suo figlio le chiese del perché avesse certi ricordi, le chiese se fosse possibile che fossero tramandati da madre in figlio, domanda del perché certe cose gli apparissero in sogno, perché lui era proprio sicuro che non poteva assolutamente ricollegare a niente di veramente e realmente vissuto. Ricorda di un viaggio strano, ricorda un ponte dal quale si domina il mondo, ricorda di un ballo, l’abisso, una luce come quella di un chiaro di luna, un treno e un automobile e di uomo in rosso che parlava molto. La madre minimizza, dice che è una cosa buffa che ricordi cose di cui è certa non avergli mai raccontato, gli dice che sicuramente è solo un sogno anche se, qualcosa di vero in fondo c’è.

L’ora del Diavolo è per me una perla, è l’opera filosofica dove Pessoa ribalta tutto. Il Diavolo qui non è quello biblico, non è il Satan con le corna e il forcone che fa paura e che quasi non può essere nominato, non è affatto il male assoluto e non è il peccato ma anzi, è un uomo, semplicemente, malinconico, triste e poetico, e non è nemmeno la nemesi di Dio, ma semmai un opposto complementare, l’altra parte della bilancia, che con il suo lavoro notturno rende possibile e sopportabile l’evoluzione di una vita, dando agli esseri umani la possibilità di sognare, di sperare e di desiderare qualcosa che ancora non esiste. Forse lui stesso non esiste, nemmeno il Diavolo esiste se di lui non si dubita.

a.b


Posted

in

by

Tags:

Comments

Lascia un commento